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"Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino" di Carlo Lorenzini detto Collodi, scritto a Firenze nel 1881, presenta molti spunti polisemantici.

A partire dai quadrati semiotici, dei quali il più evidente è senza dubbio quello che vede come protagonisti:
  • Burattino - Pinocchio
  • Umano - Geppetto
  • Non burattino - le marionette di Mangiafuoco che si animano quando incontrano Pinocchio
  • Non umano - il Grillo Parlante, il Gatto e la Volpe, la Fata Turchina
Geppetto, nella memorabile interpretazioni di Nino Manfredi nella trasposizione cinematografica di Luigi Comencini

Non dimentichiamo il modello attanziale presente con tutti i suoi sei attanti:
  1. Soggetto - Pinocchio
  2. Oggetto - diventare un bambino vero
  3. Aiutante - la fata, il Grillo
  4. Opponente - il Gatto e la Volpe, le sue bugie e disobbedienze
  5. Destinante - Geppetto, che lo modella
  6. Destinatario - Pinocchio e Geppetto
Pinocchio è inoltre archetipo dell'Innocente all'inizio del romanzo, dell'orfano a metà e del martire alla fine. Per tutta la narrazione ricopre il ruolo del viandante.

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La Fata Turchina è archetipo del Mago, come lo stesso Geppetto, che crea il burattino parlante.

La Fata Turchina nell'interpretazione di Gina Lollobrigida
La fiaba è metafora della formazione di ogni bambino e bambina, che se studia, obbedisce e si comporta bene diventa il meglio di se stesso e gioia e soddisfazione dei genitori, mentre, se si lascia irretire dall'ozio, si riduce a un animale, diviene un somaro (simbolo dell'ignoranza e del lavoro faticoso e sottopagato).



Iperbolica e simbolica la pellicola "Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante", diretta nel 1989 da Peter Greenaway.

Si narra la vicenda del criminale Albert Spica comproprietario del ristorante londinese "Le Hollandais", luogo in cui esprime tutta la propria brutalità e arroganza, parlando sguaiatamente e insultando la moglie, i propri commensali, il personale, e gli altri clienti.

La locandina del film
Di sua moglie, Georgina, umiliata, calpestata e vilipesa che trova un'ancora di salvezza nel raffinato libraio Michael con il quale finisce per consumare un intenso rapporto sessuale nel bagno delle signore.

Dell'omicidio per gelosia in cui Albert fa uccidere il proprio rivale in un modo particolarmente sadico, costringendolo a ingoiare le pagine del suo libro preferito e infine della vendetta di Georgina, che costringe Albert a mangiare le carni di Michael, cucinato dal socio cuoco di Albert, e quindi lo uccide senza pietà.

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Tutto è esagerato e antitetico: vi è un'esasperata opposizione tra rappresentazioni appetibili e disgustose del cibo e della corporalità, tra vita e morte, brutalità e raffinatezza.

Ma quello che più colpisce è l'uso simbolico e percettivo dei colori, almeno dei tre colori principalmente usati dal regista:
  • il rosso 
  • il bianco
  • il verde
Una tricromia simbolica di grande effetto, in cui in cucine affollate di cuochi e cibi, prevale il verde della naturalità, genuinità, ma anche del putridume e della paura.

Il verde come colore "connotante" la cucina del film
Nei candidi, immacolati e ariosi bagni è la raffinatezza e purezza del bianco a farla da padrone, mentre nella sala da pranzo del ristorante, in cui per accumulazione, innumerevoli commensali siedono e mangiano, prevale il rosso, passionale e ingombrante, borioso e intenso, colore del piacere, del sesso e del sangue.

Il rosso, colore dominante della sala da pranzo del ristorante
Intensi anche i contrasti fra colori ambientali e atteggiamenti, per sottolinearne ulteriormente la drammaticità e urgenza: le scene più eroticamente coinvolgenti si svolgono nella perfetta, pacata e ariosa luminosità del bianco nei bagni.

Il bianco dei bagni dove si svolgono le scene eroticamente più coinvolgenti
La preparazione dei cibi, momento intenso in cui si creano sapori succulenti, piacere, gusto, profumi stuzzicanti avviene in un ambiente verde scuro che connota l'atmosfera di decadenza estrema, di decomposizione, di putredine.

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Il momento dell'allegra e leggera conversazione, del gusto raffinato, delle risate conviviali viene appesantito da un ambiente rosso intenso, quasi amaranto, che evoca il sangue, la strage, la passione, alludendo all'omicidio che verrà consumato di lì a poco, per gelosia.

Un uso accorto delle variazioni cromatiche e di profonda efficacia artistica, comunicativa, psicologica e narrativa.




Il dipinto "Le coq rouge dans la nuit" fu realizzato da Chagall poco tempo dopo la morte improvvisa dell'amata moglie, compagna di una vita.

È un'opera ricca di simbologia.

Il gallo rosso è icona dell'animale che annuncia la fine della notte e la nascita di un nuovo giorno.

È quindi simbolo del confine di due mondi in antitesi, quello misterioso del sogno, dove tutto è possibile, e quello della realtà quotidiana, dove si rimpiange ciò che si è perduto.

Il gallo rosso, simbolo del confine tra i mondo reale e quello onirico
Gli animali umanizzati, dagli occhi grandi, rappresentano il perpetuarsi del legame con il mondo della infanzia e sono il simbolo del legame tra il divino e l’umano.

La capra, che spesso ricorre nei suoi dipinti, prende spunto dalla tradizione ebraica, in cui questo animale è simbolo della protezione e del focolare domestico.

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Il violino è icona dello strumento musicale, ma anche simbolo di comunicazione con Dio e con i grandi misteri della vita e della morte.

Il violino, simbolo di comunicazione con il mistero
Vi sono poi le icone stilizzate degli sposi che si amano e che si librano felici nell'immensità blu e insondabile del loro amore.

Il dipinto è quindi allegoria dell'amore senza fine, che supera le barriere del tempo e della morte, per esistere eternamente, partecipando all'energia cosmica universale che regola e genera tutto l'esistente.

In questo video, un minuto in compagnia dell'energia magica di Chagall






Essenziale la nuova pubblicità della pera Opera basata soprattutto sulla forte assonanza tra il nome del frutto e quello dell'azienda produttrice.

L'advertising di Opera apparso sulle riviste a tiratura nazionale
Un primo piano del frutto in angolo di ripresa ad altezza occhi ha funzione referenziale e si limita a mostrare il prodotto con la ridondanza del marchio, già presente all'inizio della composizione.

Per il frutto il bollino diventa ineludibile: una stereotipazione comunicativa che ha le sue origini (e quindi il suo prototipo) nel celebre bollino blu della banana Chiquita.

Il prototipo di tutti i bollini per la frutta: quello della banana Chiquita
L'unico escamotage concesso è l'iperbole "buonissimissima" dello slogan che però non è sufficiente e costringe all'enumerazione delle ragioni nella prolissa bodycopy sottostante.

Buono invece l'utilizzo dei colori:
  • lo sfondo magenta
  • il primo piano verde della pera e della foglia del marchio
L'accostamento di questi due colori genera un contrasto complementare: vale a dire che nel sistema RGB il magenta è composto da rosso e blu, ma non dal verde. Il verde, colore assente nella composizione del magenta, diventa così il suo complementare.

Il contrasto complementare RGB tra il magenta dello sfondo e il verde della pera in primo piano.
La complementarietà genera una forte impressività e una più facile memorizzazione dei contenuti resi con tale stratagemma.

Anche se, onestamente, una pera rimane pur sempre un pera.






Una delle più rinomate locandine della storia del cinema è senza dubbio quella de "Il silenzio degli innocenti", film girato da Jonathan Demme nel 1991 con l'inquietante figura di Anthony Hopkins nei panni di Hannibal Lecter.

La locandina del film "Il silenzio degli innocenti"

Appare in primo piano un volto femminile con una falena appoggiata sulle labbra. Il simbolico lepidottero è una "sfinge testa di morto". La macabra espressione è dovuta a un tratto molto caratteristico di questa falena: sul lato dorsale del torace spicca una macchia biancastra, con due puntini neri, che ricorda la forma di un teschio.

La falena "testa di morto"
Con l'aiuto della computer grafica è stato sostituito il caratteristico disegno dorsale. Non più la naturale macchia a forma di teschio ma una celebre immagine tratta dal mondo dell'arte e della fotografia.

La falena "ritoccata" con la computer graphic
Si tratta di una una foto artistica creata da Salvador Dalì e Philippe Halsman. Il titolo dell’opera è ‘In Voluptas Mors’ e i nudi delle sette donne rappresentate tendono a formare un teschio. 

Salvador Dalì accanto all'opera "In Voluptas Mors"

Anche in questo caso viene applicato un calembour. La figura cerchiata all'interno del corpo della farfalla notturna mostra un teschio o un gruppo di nudi?

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Questo aspetto richiama alla mente, con una metafora, l'eterno dualismo eros/thanatos, sesso e morte e con tale significato occulto, penetra inconsciamente nella psiche del destinatario stimolandone il sistema simpatico/adrenalinico.

Quindi, in tal senso, può essere definita come una immagine che invia un preciso messaggio subliminale al destinatario, provocando in esso una inconscia reazione percettiva che lo induce a interessarsi maggiormente al testo visivo più esplicito (la foto della Foster con la falena sulle labbra) e lo rende più recettivo all'invito implicito di vedere il film in programmazione.




Le città sono sistemi complessi e articolati: tante persone, tanti edifici, tante strade, tanti quartieri. Tendono per loro natura ad essere semioticamente parlando accumulazioni, se non addirittura iperboli.

Per identificarle al meglio questa "complessità" occorre ricercare in esse un elemento singolare che sia riconoscibile da tutti: un monumento, un edificio, un'attrazione. Questo elemento potrà essere eletto come simbolo della città.

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Il monumento, da questo momento in poi, avrà la forza di rappresentare l'intera città: diverrà un simbolo.

Ovviamente una città può ospitare più monumenti riconoscibili da tutti. Sarà dotata di più simboli. Prendiamo ad esempio Parigi. I suoi monumenti più riconoscibili sono la Tour Eiffel, la cattedrale di Nôtre Dame, l'Arc de Triomphe, le piramidi del Louvre.

La Tour Eiffel, icona di se stessa e simbolo di Parigi
La Tour Eiffel, ad esempio, è un simbolo di Parigi. Non la sua icona come spesso si sente dire. L'icona è un segno il cui significante assomiglia alla realtà. La Tour Eiffel, o meglio la sua immagine, è quindi l'icona di se stessa, ma non l'icona di Parigi (non assomiglia alla città).

Ne è al limite una sineddoche, vale a dire la rappresentazione di una parte per il tutto.

La Tour Eiffel, nella finestra in alto a destra, diventa sineddoche di Parigi nel Carnevale di Arlecchino di Mirò

Oltre che simboli, troviamo figure retoriche che aiutano a comprendere meglio la natura stessa di molte città, la loro essenza, l'identità.

Quindi Las Vegas diviene metafora di una sala giochi; Venezia, "città sull'acqua" è un paradosso; Roma, "città eterna", un'iperbole; Bologna, "la dotta, la grassa, la rossa" è una prosopopea, in quanto connota la città come se fosse una donna.

Las Vegas, metafora di un'immensa sala giochi
L'appellativo di New York, "la grande mela" viene coniato da Edward S. Martin. Nel suo libro The Wayfarer in New York del 1909, lo stato di New York è paragonato a un melo, con le radici nella valle del Mississippi e il frutto a New York.

È allegoria del peccato originale, quindi dell'osare e superare i limiti e del fatto che è un'opportunità da cogliere (consci di doverne poi sopportare le conseguenze, belle o brutte).





L'icona come sappiamo è un segno il cui significante assomiglia alla realtà e nell'ultimo slogan del PD per le primarie del 2017 non manca certo il loro impiego.

Lo slogan è suddiviso in tre parti principali:
  1. Il visual, composto proprio da una accumulazione di icone: quella di una matita il cui fusto, a sua volta, risulta la somma delle icone di tre persone. La colorazione delle tre persone rimanda simbolicamente a quella della bandiera italiana.
  2. Il testo, composto dalla data e dall'oggetto, entrambi denotativi, è completato dallo slogan vero e proprio "la democrazia è qui." che connota questo messaggio. Anche in questo caso è dunque presente una tripartizione: data, oggetto, slogan.
  3. Il marchio del Partito Democratico definito dalla sigla tricolore PD, dall'icona dell'ulivo (da cui il PD si è formato) e dall'enunciazione della sigla: Partito Democratico. Ancora una volta il numero tre risulta dominante.
I tre candidati, assenti ma presenti nello slogan PD del 2017
Gli elementi principali sono tre, a loro volta composti da tre elementi. Ma questo non fa altro che alludere all'elemento nascosto di questa composizione: i tre candidati, Renzi, Emilano e Orlando.




Quanto ricca di significati nascosti e in "codice" può essere un'opera d'arte. È il caso della splendida "Scena di strada berlinese" del 1913, di Ludwing Ernst Kirchner, pittore, scultore e incisore tedesco.

"Berliner Straßenszene" è un dipinto a olio su tela conservato a New York presso la Neue Galerie. Fa parte di una serie di tele che Kirchner dipinse tra il 1913 e il 1915, le cosiddette scene di strada, ambientate, per l'appunto, nel centro della vita notturna berlinese.

Ernst Ludwig Kirchner, autoritratto in studio, 1913/15
La folla di sfondo è il simbolo della frenesia della città. Il clima cupo e il fatto che i personaggi indossino cappotti e guanti è indice che la scena si svolge in una giornata fredda.

Ludwing Ernst Kirchner, Scena di strada berlinese, 1913-15, Neue Galerie, New York

Per quanto riguarda il testo artistico in analisi, sono presenti per l’attorizzazione due uomini e due donne come soggetti principali e una folla di persone di sfondo che rappresentano la frenesia del contesto di città (che definisce la spazializzazione).

Dall'abbigliamento deduciamo la temporizzazione, cioè che i soggetti rappresentati siano contemporanei all'artista, vissuto intorno all’ inizio del ‘900.

Il percorso scelto dall'artista per le categorie topologiche, è quello sequenziale.

Infatti, uno dei possibili percorsi è l'osservazione in primis delle cocottes, poi dell’uomo di spalle di cui si vede il volto e dell’uomo accanto a lui.  Infine appare agli occhi dello spettatore lo sfondo.

Il percorso sequenziale principale di lettura dei soggetti presenti nella composizione
Per quanto riguarda le categorie eidetiche, le linee e le forme presenti nel testo sono in maggioranza linee rette e aggressive, spezzate.

Le linee curve per il corpo delle donne sono appena accennate, secondo lo  stile dell’espressionismo.
I colori che definiscono l’opera sono per la gran parte scuri.

Troviamo i blu, che denotano la calma, che in questo caso è solo di facciata, una tranquillità apparente.

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Sono presenti varie gradazioni di marroni che danno una leggera sensazione di calore.
Molto evidente è il rosso, utilizzato per il cappotto di una delle donne e per l’altra nel piumaggio del singolare cappellino.

Questo tocco di adrenalina, di forza e di aggressività, vuole spezzare i ritmi frenetici, gli automatismi e l’ipocrisia della società borghese che come imbarazzata, si apre un varco per non avere un contatto con queste “sensazioni”.
Molto dinamici anche i gialli negli accessori delle cocottes e nella sigaretta dell'uomo che si volta verso lo spettatore.

Una delle combinazioni cromatiche principali nel quadro
Nel testo artistico in analisi, l'inquadratura utilizzata è quella del campo medio utilizzato come nello scatto di una fotografia.

I personaggi appaiono come “tagliati” mentre riusciamo a scorgere la folla, il tram con cavalli e capiamo il contesto, indispensabile alla comprensione del significato che l’artista ha voluto dare al dipinto.

Il punto di osservazione adottato in questo caso è con asse ottico inclinato verso il basso.

Questa scelta è stata adottata, oltre che per dare una visione generale, per sminuire la borghesia frenetica ed ipocrita, mal vista dagli espressionisti.

Il modello attanziale di questa opera prevede come soggetto la coppia di uomini di spalle oggetto, distaccarsi dalla frenesia della città aiutante, le cocottes (le due donne)  opponente, il contesto destinante, l’artista destinatario, la società troppo frenetica

Per quanto riguarda il quadrato semiotico, per creare dinamismo narrativo nell'immagine, attraverso l'equilibrio di complementarietà, contraddizione e opposizione dei concetti, abbiamo:
  • FRENETICO: sfondo con tram a cavalli e massa di gente 
  • TRANQUILLO: cocottes (le prostitute berlinesi) 
  • NON TRANQUILLO: l’uomo di spalle che però evita lo sguardo delle due donne 
  • NON FRENETICO: uomo di spalle che incrocia la prostitute
L’artista grazie alluso del quadrato semiotico riesce a creare dei rapporti fra i personaggi che, a coppie di opposti, daranno dinamismo alla scena.

Nel campo enunciazionale della semantica abbiamo diverse figure retoriche.

Nel testo in analisi ritroviamo:
  • la metafora, della borghesia e quindi dell’ipocrisia, rappresentata da tutti i personaggi tranne le donne;
  • l'antitesi, rappresentata dalla coppia di uomini d’affari, borghesi e dalle due donne, due prostitute berlinesi.
I codici riscontrabili nello testo in analisi sono:
  • codice dell’abbigliamento, da cui si deduce la temporizzazione sicuramente contemporanea all'artista. Grazie a tale codice si evidenzia la personalità delle donne che come i loro abiti, sono fuori tema, fuori dalla massa borghese
  • codice prossemico, la coppia di donne spicca fortemente nella composizione ed è subito chiaro  allo spettatore che esse sono distaccate dal resto dei personaggi
Il codice prossemico utilizzato per la coppia di donne
  • codice mimetico, tenendo conto della poetica espressionista, i volti e le espressioni dei personaggi sembrano congelati, sembra quasi che indossino una maschera.

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L'emittente è Kirchner, un espressionista che filtra la realtà con la sua personale interiorità e la riporta sulla tela denunciandone gli aspetti che non apprezza.
Il destinatario modello sarà uno spettatore che sa ascoltare le varie opinioni, se stesso e le sue emozioni.

Nel testo comunicativo in analisi, le funzioni di Jackobson presenti sono:

  • emotiva, in quanto ci permette di percepire le emozioni che ha provato l’artista mentre lo dipingeva;
  • poetica, in quanto essendo arte fa del bello;
  • referenziale, in quanto descrive, seppur filtrato dai sentimenti dell’artista, un fatto accaduto.

I personaggi rappresentati, non hanno connotati particolari. Infatti, non era interesse degli espressionisti rappresentare una copia della realtà.  

Nel testo in analisi ritroviamo alcune inferenze:
  • La presenza contemporanea di due borghesi, in un contesto  cittadino con molto traffico, genera l’inferenza che i  personaggi  rappresentati si trovano in una metropoli moderna del XX  secolo.
  • La presenza di due donne vestite in maniera appariscente, una con l’abito tinto di rosso, che osservano sfacciatamente degli uomini, genera l’inferenza, (considerati anche i codici dell’abbigliamento che ci suggeriscono che la scena è ambientata in una città occidentale all'inizio del ventesimo secolo) che le due sono prostitute.
Nell'opera ritroviamo, per quanto riguarda le categorie archetipiche del SE’, l’archetipo della persona. Infatti i personaggi indossano una sorta di maschera per stare nella società e questa maschera, e quindi l’identità ad essa legata, non è la stessa nel privato.

In pratica l'opera diventa metafora della società di ogni tempo.

Sara Passerini




La storia riproposta nel film del 2017 diretto da Bill Condon e interpretato da Emma Watson, è conosciuta. Una giovane intelligente e colta popolana di uno sperduto villaggio francese rimane prigioniera di un principe dalle sembianze mostruose.

Scopre che il suo animo, in fondo, è buono e se ne innamora, ponendo fine alla maledizione che gravava su di lui e il suo castello.

Una delle locandine del film con tutti i personaggi
La simbologia della vicenda nella pellicola di Bill Condon non si discosta di una virgola dall'originale e ne riprende la ricca simbologia.

La Bestia è simbolo dell'Uomo abbrutito dall'avidità, dalla ricchezza e dal potere, al punto da diventare metaforicamente un mostro.

La Bestia, simbolo dell'Uomo abbrutito
Bella è la personificazione della cultura e della cortesia frutto dell'istruzione, oltre che dell'amore disinteressato e scevro da preconcetti.

Bella, personificazione della cultura
Il padre di Bella è simbolo dell'ingegnosità.

Il padre di Bella, simbolo dell'ingegnosità
Gaston, icona del damerino vanitoso, è simbolo della vacuità di quanti non formano la propria personalità con la cultura, amandola e sforzandosi di conquistarla, ma volendo farla propria con l'imbroglio e la forza.

Gaston, simbolo della vacuità
I vari oggetti animati sono prosopopee delle persone cui si riferiscono, a come erano prima del maleficio.

Il villaggio è metafora del mondo, che spesso non vede di buon occhio chi ama lo studio e la cultura ed eccelle per i propri meriti intellettuali, considerandolo strano.

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Alla fine della vicenda, Bestia, redento grazie all'amore per Bella e riamato da lei, accede alla dimensione pienamente umana. La Cultura lo salva, lo civilizza, lo umanizza, l'amore lo redime.

Una chiara allegoria all'umanità che ritrova se stessa grazia all'amore, alla bellezza e al sapere.





La Giornata della Terra è il termine utilizzato per indicare il giorno in cui si celebrano l'ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra. L'ONU organizza questa ricorrenza ogni anno, un mese e due giorni dopo l'equinozio di primavera, il 22 aprile.

Pachamama significa in lingua quechua Madre Terra. Si tratta di una divinità venerata dagli Inca e da altri popoli andini, quali gli Aymara e i Quechua. È la dea della terra, dell'agricoltura e della fertilità.

Una riedizione moderna del mito di Pachamama
Per il Celtismo (o Druidismo) la  Madre Terra era vista come la personificazione della realtà materiale che si manifestava attraverso la triplice Dea, inoltre venivano venerati molti spiriti e divinità della natura (Cernunnos - Dio Cervo;  Morrigan - Dea della guerra; il Piccolo-popolo;  Lúg - Dio della luce e di tutte le arti …).

Cerimonia druidica
Il Nuovo De Mauro inserisce la voce "madre terra" per indicare proprio la terra, concepita come forza che alimenta e sostenta l’uomo.

Da un punto di vista semiotico il termine Madre Terra è una prosopopea o personificazione, in quanto si utilizza solitamente un essere umano, in questo caso una figura femminile, per personificare un'idea o un insieme di concetti (ecologia, forza vitale, fertilità, etc.)

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Chiunque abbia studiato il movimento ambientalista globale ha senza dubbio sentito parlare di “Gea” o "Gaia" la "Madre Terra".

Gea (in greco antico: Γῆ) o Gaia (in greco ionico e quindi in omerico: Γαῖα) è, nella religione e nella mitologia greca, la dea primordiale, quindi la potenza divina, della Terra.

Gaia in un rilievo dell'Ara Pacis a Roma
I sostenitori del culto di Gaia, o “Gaiani” come essi stessi si definiscono, sostengono che la terra è un super-organismo senziente, in cui vive lo spirito di un'antica dea, che merita adorazione e reverenza.

L’elemento Terra, come suggerisce il simbolo, un triangolo equilatero con vertice verso il basso, barrato orizzontalmente, non è un elemento dinamico. Infatti un’altra figura geometrica che maggiormente lo rappresenta è il quadrato.

Il principale simbolo della terra: un triangolo equilatero  rivolto verso il basso e barrato
Indica la riflessione, per i filosofi mistici la terra era simbolo di prudenza, che caratterizza la disposizione particolare dell’individuo di essere pronto e docile a ricevere tutto ciò che è necessario all'illuminazione. Ad arricchire il significato simbolico ed iniziatico della terra contribuiscono le forze naturali facenti parte di essa. 

I principali elementi esoterici della terra sono: la caverna, la valle, la montagne, la foresta, gli alberi e i rami. La caverna consente l’accesso nelle viscere della terra ed è quindi un passaggio per l’oltremondo.

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In genere le caverne sono luoghi oscuri e talvolta pericolosi, dove la luce del sole non giunge e quindi più a contatto con le potenze telluriche. Nella sua funzione di matrice la caverna è usata nei riti iniziatiti di passaggio, dall'oscurità alla luce, dall'ignoranza alla conoscenza. L’immagine della valle richiama l’utero della terra, ricettacolo delle forze celesti.

È dunque un luogo di fecondità e di trasformazione.

Il nuovo simbolo, molto utilizzato dai vari movimenti ambientalistico/esoterici, tende a evidenziare la forza generatrice della terra con la spirale, simbolo del cambiamento, collocato in corrispondenza del ventre femminile.

Il nuovo simbolo tende maggiormente al dinamismo
James Lovelock, nel suo libro “Gaia: a new look at life” (Gaia: nuove idee sull'ecologia) dichiara che “tutte le forme di vita sul pianeta sono una parte di Gaia – parte dello spirito della dea che sostiene la vita sulla terra. Dal principio di questa trasformazione in un sistema vivente, gli interventi di Gaia hanno generato la diversità in evoluzione delle creature viventi sul pianeta terra". 

James Lovelock in un'immagine del 2005
I sacerdoti Gaiani insegnano che la “Dea Terra”, o Madre Terra, deve essere protetta dalle distruttive attività umane. E' questo credo che alimenta il movimento ambientalista, l'idea dello “sviluppo compatibile” e la spinta globale per un ritorno delle nazioni industrializzate ad uno stile di vita più primitivo (la filosofia della cosiddetta “decrescita”).

Alla Terra è associato anche un numero: il Due, essendo un numero pari, incarna le energia femminile e la passività e fin dell’Antichità il numero Due era attributo proprio alla Grande Madre Terra.

Anche Google attraverso il suo consueto "doodle" celebra questo avvenimento. Tra le sue immagini spicca quella dell'orso polare dove i ghiacci vengono "erosi" da un 2016 molto famelico.

Il doodle di Google sulla Giornata della Terra del 2016
Nel 2017 è invece la volta della favola che vede impegnati contro gli sprechi tre simpatici amici: una volpe, un gatto e una rana.

Il doodle di Google sulla Giornata della Terra del 2017