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Significati, simbologia e codici nascosti nei film, nelle opere d'arte, nei capolavori della letteratura, nei fatti d'attualità e nell'advertising.

Nella quarta puntata parliamo di:

- Comunicazione: le figure retoriche
- Arte: L'isola dei morti di Boklin, metafora dell'inaccessibilità
- Cinema: Il settimo sigillo di Bergman, allegoria paradossale
- Letteratura: La capra di Saba, sineddoche del dolore universale




In questa pagina trovate tutte le puntate disponibili:
http://polisemantica.blogspot.fr/p/blog-page_15.html




Le opere d’arte sono una miniera inesauribile di simboli e significati che vanno oltre l'immediata fruizione estetica.

Ars Europa presenta la prima edizione della serie dedicata al mondo della pittura, dal Quattrocento al Manierismo, per apprendere il significato dei capolavori con l’ausilio della semiotica e dei suoi stratagemmi quali il modello attanziale, i quadrati semiotici, le categorie topologiche, eidetiche e cromatiche, le inquadrature, i simboli e i codici.

Le opere d’arte vengono quindi analizzate secondo un punto di vista molto particolare e avvincente.

Le opere in questa prima serie sono:

- Crocifissione di san Pietro di Caravaggio
- Conversione di san Paolo (Odescalchi) di Caravaggio
- Il Giardino delle delizie di Hieronymus Bosch
- Primavera di Sandro Botticelli
- Nascita di Venere di Sandro Botticelli
- Cristo in casa di Marta e Maria di Diego Velázquez
- Scuola di Atene di Raffaello Sanzio
- Resurrezione di Piero della Francesca
- Trionfo della Morte di Pieter Bruegel il Vecchio
- Trionfo della Virtù di Andrea Mantegna


Molte volte nel corso delle nostri articoli su Polisemantica, appare il nome della Bauhaus, in quanto alcuni dei fondamenti grafici, cromatici e di design che vengono utilizzati ancora oggi nel mondo della pubblicità, dell'arte  del design e della comunicazione in generale, sono stati forgiati o codificati tra le mura di Weimar dal 1919 al 1925, a Dessau dal 1925 al 1932 e infine a Berlino dal 1932 al 1933.

Erede delle avanguardie anteguerra, la Bauhaus non fu solo una scuola, ma rappresentò anche il punto di riferimento fondamentale per tutti i movimenti d'innovazione nel campo dell'arte, della comunicazione visiva, del design e dell'architettura legati al razionalismo e al funzionalismo, facenti parte del cosiddetto movimento moderno.

Il numero e la qualità dei docenti fu molto elevato. Ricordiamo solo Gropius, fondatore della scuola, Meyer, Mies van der Rohe, Itten, Albers, Moholy-Nagy, Klee e Kandinsky.

Il documentario sulla Bauhaus sul nostro network.


Il buon Samaritano è un dipinto eseguito da Vincent van Gogh nel maggio del 1890, anno della sua morte, avvenuta il 29 luglio, ispirandosi a un passo del Vangelo di Luca. 

Il soggetto è invece derivato da una litografia del pittore francese Eugène Delacroix.

L'opera fu realizzata immediatamente dopo il recupero da una ricaduta della malattia, e può essere visto in essa il desiderio dell'artista di trovare conforto nella rappresentazione, come una via d'uscita dalla depressione, identificando se stesso in un modo o nell'altro con i soggetti della tela. 

La scena è ambientata lungo una strada sterrata, in mezzo a campi bruciati dal sole, che costeggia un fiume, dove, in primo piano, compaiono il buon Samaritano e il viandante.

Vincent van Gogh, Il buon Samaritano (1890), olio su tela, Kröller Müller Museum, Otterlo, Paesi Bassi

Il buon Samaritano, sceso da cavallo per soccorrere il viandante, risulta una perfetta rappresentazione del ruolo attanziale dell’aiutante. L'uomo è teso nello sforzo di sollevare il  corpo inerte, per poggiarlo sulla sella. Tutto la sua figura richiama questo sforzo:  inarca la schiena fa leva con la gamba, punta il piede a terra e solleva il tallone che si stacca dalla calzatura, ha rimboccato le maniche per poter lavorare meglio. 

Quindi, il Samaritano è il soggetto, salvare la vita al ferito è l'oggetto, sempre il samaritano è aiutante, le condizioni pietose del bisognoso sono l'opponente, l'artista che dipinge l'opera è il destinante e chi come noi la ammira, il destinatario.

Nella scena ritroviamo anche l’archetipo dell'orfano: derubato e malmenato, con un'evidente benda sulla testa, ancora privo di forze, l’uomo ferito viene sollevato e caricato faticosamente dal Samaritano sul cavallo. La sua corporatura pesante e inerme, diventa quasi, con un richiamo al modello attanziale precedentemente accennato, incolpevole opponente all'azione intrapresa dal Samaritano.

Bellissima anche la figura del cavallo che attende pazientemente che il carico gli sia posto sulla groppa. Ha le orecchie dritte pronto a percepire ed assecondare ogni movimento.

Le tre figure presenti in primo piano.
In questo fantastico gioco di inquadrature all'azione maestosa e drammatica in primo piano fanno da contrappeso le figure in secondo piano.

I due passanti indifferenti (il sacerdote e il levita) che hanno ignorato il ferito, li vediamo camminare sul sentiero nell'atto di svanire all'orizzonte in mezzo alle nuvole bianche, che si addensano sullo sfondo e si confondono con le pendici dei monti. 

Una splendida comparazione tra il loro stato d’animo, votato all'indifferenza e la loro collocazione “evanescente” all'interno dell’opera. 

Una delle due figure in secondo piano


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È notevole la capacità di Vincent van Gogh di svelare le proprie emozioni, attraverso le sue opere. Quando dipinge quest'opera vive una fase difficile della sua malattia, durante la quale si sente solo e abbandonato come l'uomo trovato ferito della parabola.

La struttura compositiva dell'opera è realizzata come un'istantanea che registra un equilibrio instabile delle figure, nel quale il Samaritano fa ogni sforzo per sollevare il peso inerte del ferito, che a sua volta, in posizione instabile, fa una forte pressione laterale sull'animale, che, per contrastare la spinta, sembra muoversi sulle zampe. Il movimento goffo dei due uomini, che quasi si abbracciano, il cui tracciato è una linea sinuosa, crea a sua volta il movimento naturalmente ondulato dei vestiti e che si diffonde sull'animale e sulle montagne sullo sfondo.

La somiglianza fra i tratti del Samaritano e quelli del pittore, e il suo stesso gesto di solidarietà vuole trasmettere l'idea che per aiutare davvero il prossimo, è necessario addossarsene il dolore e le difficoltà (sensazione rafforzata dal contrasto con le due piccole figure, il sacerdote e il levita, che si allontanano sullo sfondo dopo aver rifiutato di prestare soccorso al ferito).



Una diagonale attraversa, dall'angolo in alto a sinistra verso il basso a destra, il dipinto e divide in due triangoli: nella parte superiore predominano i colori freddi e le linee ondulate, mentre in quella inferiore i colori sono caldi e i tratti brevi.



Vasco Rossi, oltre ad essere un artista molto apprezzato incarna anche, dal punto di vista semiotico, un archetipo, anzi due.

È al contempo Guerriero e Viandante: infatti in quanto Viandante desidera per sé l’autonomia più di ogni altra cosa, la libertà è per lui l’aria che respira. Il compito che si pone nella vita è relativo alla formazione della sua identità e quindi all'affermazione delle sue idee. Teme la routine, l’obbedienza alle regole imposte da altri.

Come Guerriero deve combattere, questo è il suo compito, e per farlo deve sempre trovare la forza e utilizzarla. Ricerca quindi il coraggio e non può che temere la debolezza.

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Due aspetti che contribuiscono a rendere il personaggio così intrigante e affascinante per i suoi fan.

Ecco un estratto di Sally "rubato" da un suo fan al concerto di Roma del 23 Giugno 2016.



"È un piccolo passo per l'uomo, ma un grande passo per l'umanità". Una delle frasi più celebri trasmesse in diretta dalla televisione testimonia il fatto che oggi la storia si svolge davanti ai nostri occhi.

Tutti possiamo essere testimoni oculari. Possiamo avvertire l'impatto dei fatti in diretta e ciò è reso possibile dal miracolo che è la televisione.

La televisione ci offre molto di più di un posto in prima fila, ci porta direttamente nel salotto di casa avvenimenti straordinari. Premendo un tasto apriamo una finestra sul mondo e possiamo trarne emozioni, informazioni sul mondo che ci circonda e anche ispirazione per grandi gesti.

Ma la televisione è anche intrattenimento: ci aiuta a uscire dalla quotidianità.

Oggi la televisione è una cosa data per scontata ma fino a qualche tempo fa era considerata fantascienza. Il viaggio del televisore dal laboratorio al salotto è costellato di incredibili scoperte, di incidenti evitati per un pelo, di ambizioni straordinarie.

Attratti dalla tecnologia uomini geniali hanno affrontato una nuova frontiera elettronica di cui non esistevano mappe e ci hanno accompagnato in un viaggio verso il futuro.

Polisemantica propone, sul proprio canale Youtube, il documentario di History Channel sulla storia della televisione.


Dal 2012 spopolano in rete i quadrati semiotici del noto team degli Squadrati. Apparentemente improvvisati, in quanto tracciati a penna sui più disparati e occasionali supporti cartacei, vogliono dare una connotazione di creatività spontanea, fuori dai rigidi schemi accademici.

Trattano di tutti i temi "trend" della quotidianità: dall'appartenenza politica ai gusti musicali, dalle preferenze enogastronomiche agli stili di vita, soprattutto di Milano.

Il quadrato semiotico viene inteso nella sua essenza: diventa un metodo di classificazione dei concetti pertinenti una data opposizione di concetti (es: realista-profetico) in relazione ai quali ognuno può tracciare le sue "coordinate".

Forse un metodo un po' riduttivo in quanto il quadrato semiotico è una vera e propria leva della comunicazione, in grado di arricchire qualsiasi testo: da un romanzo a un quadro, da una pubblicità a un film e non solo una catalogazione ossessiva di gusti e preferenze su una scacchiera.

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Resta comunque un gioco comunicativo molto divertente e appassionante.

Ecco di seguito una breve sequenza di alcuni "quadrati" proposti in questi anni.

Il quadrato semiotico delle preferenze musicali
Il quadrato semiotico del fandom dei teen idols.
Il quadrato semiotico degli "appuntamenti d'arte milanesi".
Il quadrato semiotico sulla "fine del mondo".
Il quadrato semiotico degli stili "alimentari"
Il quadrato semiotico dei "food lovers".



L'iperbole (dal greco ὑπερβολή, hyperbolé, «eccesso») è una figura retorica che consiste nell'esagerazione nella descrizione della realtà tramite espressioni che l'amplifichino, per eccesso o per difetto.

Romain Laurent, tra i più apprezzati fotografi e director pubblicitari francesi, è un vero maestro nell'applicarla al registro visivo. 


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Gli aspetti e le scene di vita urbana o quotidiana vengono amplificati con la sua personale ironia.

Ecco qualche esempio di questo bravissimo artista.

L'iperbole delle stanze sovraffollate
I dischi di un appassionato che strabordano all'apertura di una porta
Scene di vita quotidiana rese iperboliche: l'armadio stipato all'inverosimile di scarpe
L'incubo iperbolico di ogni parigino nelle ore di punta della metropolitana
Avere un marito con la passione della pesca non deve essere semplice...


Nella sezione Pragmatica di Art Semiology, vale a dire nell'insieme di relazioni che intercorrono tra i segni e le persone che li utilizzano, troviamo un serie di codici atti a stabilire la natura di tale relazione.

Possiamo avere i codici prossemici che stabiliscono il rapporto di vicinanza o lontananza, o quelli mimetici che stabiliscono l'espressività manifestata dai soggetti.

Non meno importanti risultano i codici dell'abbigliamento, attraverso i quali i soggetti manifestano immediatamente il loro ruolo sociale.

Un soggetto in giacca e cravatta è differente da uno che indossa un'uniforme e socialmente possono essere rispettivamente riconosciuti come un businessman nel primo caso o come un soldato nel secondo.

Il codice dell'abbigliamento consueto di un businessman: giacca e cravatta
Il codice dell'abbigliamento dell'uniforme ci fa riconoscere immediatamente dei corazzieri
Anche i costumi di scena rivestono una notevole importanza in quanto servono a identificare non solo il ruolo sociale (attore), ma il personaggio interpretato. 

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Un costume multicolore a losanghe ci richiama subito alla mente Arlecchino, mentre un lungo mantello con un cappello a cono ci fa pensare immediatamente a un mago.

Il grande attore Ferruccio Soleri con il codice dell'abbigliamento diventa un personaggio della commedia dell'arte: Arlecchino
Un ampio mantello e un cappello a cono per il Mago Merlino di Walt Disney
Nella musica rock accade la medesima cosa: i cantanti diventano personaggi e vengono identificati non solo per i loro virtuosismi musicali e canori, ma anche per la loro presenza di scena, in cui l'abbigliamento riveste un ruolo findamentale nel processo di identificazione, nonché in quello di emulazione.

Gli abiti iconici, attraverso la loro forte connotazione, sono diventati così sinonimo dei musicisti che li hanno indossati durante la loro brillante carriera.

Alcune rockstar, da Prince a Freddie Mercury, sono state in grado più di altre di colmare il divario tra il mondo della musica e quello della moda proponendo dei veri e propri trend di costume seguiti fa milioni di giovani...e non solo.

La famosa canottiera indossata da Freddie Mercury durante i suoi concerti: una connotazione perfetta

Un artista di Singapore si è dato da fare con Photoshop e Illustrator e  ha stilizzato alcuni tra i costumi più famosi della storia del rock.















Non c'è che dire. La storia del rock può essere raccontata anche attraverso i costumi più famosi indossati dalle rockstar.


Il termine advertising venne coniato nel 1400 e deriva da una parola del medio-inglese che significa avvertire.

Dalle storiche parole scolpite nella pietra alla frasi ad effetto degli annunci multimediali la propaganda commerciale tenta da sempre di catturare l'attenzione dei consumatori.

Indipendentemente dal prodotto sponsorizzato la pubblicità si pone come obiettivo di stimolare la curiosità del cliente, cercando di influire sui suoi desideri e bisogni.

Polisemantica presenta  questo interessante video che si propone di spiegare le dinamiche che dai tempi dei Romani fino all'epoca della Madison Avenue hanno spinto i potenziali acquirenti a comprare un prodotto in vendita.