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LA LA LAND: ALLEGORIA DEL FUTURO CHE NON CI SARÀ


Il bellissimo musical scritto e diretto da Damien Chazelle, con Emma Stone e Ryan Gosling si connota già dal titolo. La La Land, per assonanza con la sigla, è un riferimento a Los Angeles (“L.A.”; pronunciato elei) e, sempre per assonanza, diviene calembour della parola inglese Lalaland, che definisce uno «stato mentale euforico e sognante, distaccato dalla dura realtà».

Quindi evoca la metafora di “avere la testa tra le nuvole”, pensando a qualcosa di particolarmente bello.

La storia è semplice e profonda. Mia, un'aspirante attrice che lavora come barista presso un caffè degli studi della Warner Bros e Sebastian, un pianista jazz che sogna di aprire un locale tutto suo,si incontrano, si amano, condividono i loro progetti, ma infine saranno proprio i loro sogni a dividerli e a non permetter loro di costruire un comune progetto di vita.

La splendida scala cromatica rosso-giallo-verde-blu delle ragazze nelle fasi iniziali della pellicola
Come sempre, una bella storia si riconosce dalla presenza delle strutture narrative.

Qui, per esempio, fa capolino un modello attanziale:
  1. Soggetto - Mia e Sebastian
  2. Oggetto - vivere felici insieme realizzando i propri sogni
  3. Aiutante - le loro capacità professionali e l'aiuto reciproco dovuto all'amore che li lega
  4. Opponente - le loro capacità professionali che permettono a entrambi di realizzare il proprio sogno
  5. Destinante - il desiderio di farcela
  6. Destinatario - Mia e Sebastian, non solo degli aspetti positivi ma anche di quelli negativi (perdersi)
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Non manca il quadrato semiotico:
  • Successo - Mia e Sebastian che diventano ciò che desideravano, un'attrice famosa e un pianista jazz con un celebre locale tutto suo
  • Sconfitta - Mia e Sebastian che perdono il loro progetto di vita comune e si lasciano, vivendo altre storie ma non il vero amore
  • Non successo - I primi riconoscimenti delle loro capacità professionali, che li indirizzano al pieno riconoscimento delle loro abilità da parte del pubblico, ma che provocano l'inizio della fine del loro amore e del loro sodalizio professionale
  • Non sconfitta - I primi tentativi di riuscita professionali falliti, che erano però preludio al proprio successo, e che permettevano loro di essere felici insieme
Il film è metafora della vita di chi è disposto a tutto pur di realizzarsi professionalmente ma che rischia così di perdere l'unica cosa che vale davvero nell'esistenza.

La sonata jazz diventa l'allegoria visiva di un futuro che vive solo nella musica
Splendida la scena finale in cui la sonata jazz di lui diviene allegoria visiva della vita felice che sarebbe potuta essere se solo Mia e Sebastian avessero messo al primo posto, fra le loro priorità, la volontà di continuare insieme il percorso che li avrebbe portati al successo, non solo professionale ma anche affettivo.


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